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Tranety, un tributo a John Coltrane – intervista a Lorenzo Tucci

18 maggio 2011

Circa un mese fa vi avevamo parlato del nuovo progetto di Lorenzo Tucci, Tranety (un tributo a John Coltrane) di cui abbiamo visto la presentazione al Music Inn (per leggere il live clicca qui). Insieme a lui sono saliti sul palcoscenico di questo Jazz Club, che in quell’occasione abbiamo avuto l’occasione di visitare per la prima volta, Claudio Filippini al piano e Luca Bulgarelli al contrabbasso. E alla fine di questa splendida serata, che ci ha trasportato nell’universo di uno dei più grandi jazzisti del mondo, abbiamo voluto fare qualche domanda a Lorenzo che ha risposto volentieri alle nostre curiosità

Lorenzo per cominciare volevo chiederti una curiosità. Solitamente ci si aspetterebbe un tributo a Coltrane da un sassofonista non da un batterista. Come mai questa scelta?

Diciamo che se avessi dovuto fare un tributo ad uno strumento chiaramente lo avrei fatto deciso di farlo alla batteria. Invece ho voluto basare la mia scelta sulle musiche e più in generale sullo sullo spirito “coltraneiano” vero e proprio. In altre parole ho deciso di scavalcare la questione legata alla strumento musicale, guardando direttamente alla musica, ovvero quello che realmente mi interessa.

Cosa pensi di condividere dello spirito di John Coltrane?

In questo caso io mi sono avvicinato a quei brani in maniera molto spirituale. L’approccio del disco, infatti, rispetto a quello del live è molto più spirituale perché mi interessava cogliere l’anima di Coltrane. La scelta di non avere un sax è legata proprio a questo aspetto. perché con il timbro del pianoforte riuscivo ad avere un approccio più morbido. Quindi, non è stata una scelta casuale anche perché di sassofonisti bravi ce ne sono veramente tanti e a livello musicale li rispetto anche molto.

E un approccio alla musica di Coltrane con un trio senza sassofono potrebbe anche essere uno stimolo di ricerca in più?

Sicuramente è una situazione che ti porta anche a suonare in modo diverso perché chiaramente hai degli stimoli nuovi. Per questo progetto non ho avuto bisogno del sax così come non ho avuto bisogno del pianoforte quando ho fatto un tributo a Thelonius Monk con un trio composto da batteria, contrabbasso e tromba. Le composizioni di Monk, infatti, si prestavano benissimo a quella situazione perché, essendo anche più scarne rispetto a quelle di Coltrane, funzionavano benissimo anche senza il supporto armonico del pianoforte.

Carlo Cammarella

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